Sanremo 2020 e il mistero degli ascolti

Comincia ad esserci qualche cosa che mi sfugge. Sarà l’età, direte voi…e in effetti quella c’è, chi la può negare? Ma non credo sia un problema di senescenza. Sfido chiunque a spiegare in modo ragionevole l’incredibile dato di share della prima puntata del Festival di Sanremo 2020: 52.2% share, il risultato più alto degli ultimi 15 anni.

Il neo direttore di Rai1, appena insediatosi (l’illustrssimo dott. Coletta, ndr), stamane in conferenza stampa dal Teatro Ariston ci ha provato, dicendo che hanno vinto “la qualità e la sincerità”. Ma io non ho capito. Evidentemente, ripeto, mi sfugge qualche cosa: perché uno spettacolo dalla durata criminale (il termine della prima puntata del Festival si è attestato all’1.42 di notte), senza alcun elemento oggettivamente ipnotico o magnetico, ha catalizzato l’attenzione di così tanti spettatori e per così lungo tempo?

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Mentre rimugino queste considerazioni guardando il mare, splendidamente pettinato al contrario dal vento di foehn, mi accorgo che in verità, di cose un po’ “sfuggenti” intorno a me, ce ne sono parecchie: come mai gli italiani hanno così paura “dell’altro” da pensare che il problema principale del loro Paese sia l’arrivo degli immigrati? Perché il sig. Matteo Salvini è il politico più votato? E perché Luigi di Maio fa nientepopodimeno che il Ministro degli Esteri se nemmeno parla inglese?

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Chisssà…vai a capire. Ma sono cose che, forse – e giustamente aggiungo io -, sia doveroso sfuggano una signora agé come me. Una cosa però credo di averla compresa: la fuga dei cervelli, di cui tanto si parla da anni, potrebbe non essere un effetto, bensì una causa di ciò che vedo succedere, ivi compreso il 52.2% del sig. Amadeus, ça va sans dire,

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