Sanremo 2018 – Il sig. Baglioni: mille giorni di me e …di me!

Dei cirri inusualmente densi hanno coperto il cielo qui a Sanremo, dopo giorni di tempo luminoso e accogliente. Il sole continua invece a splendere sul Festival del Direttore Artistico Claudio Baglioni appena conclusosi con l’ultima conferenza stampa: anche la finale, la quinta ed ultima serata, fa incetta di record con un 58,3% di share, risultato secondo solo alla finale del 2002.

Che strano questo Festival: ha messo in scena protagonisti del passato (per non dire del trapassato) come Red Canzian, Riccardo Fogli, Facchinetti, Vanoni e compagnia cantante, ma è stato incredibilmente seguito (come non mai) dagli spettatori giovani (la fascia 15-24 segnatamente nella sua compagine femminile ha raggiungo una media del 68% con picchi dell’86%).

Mentre finisco di fare il bordo della sciarpa (ho usato una lana mohair stavolta), ho la sensazione che questa edizione sia davvero qualche cosa di diverso rispetto a quanto messo in scena fino ad oggi: il racconto di qualche cosa che sa di tradizione avvicina chi, pur vivendo un presente iper attuale (i così detti millenians), si sente (più o meno coscientemente) orfano (è il termine giusto?) di un passato col quale non ha dovuto né confrontarsi, né combattere con fermezza per distanziarsene.

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Può darsi che questa sia la spiegazione dell’attenzione che questo pubblico per nulla “targato Rai1” ha accordato per 4 o 5 ore a sera (una vera prova survivor) a questo evento televisivo così anacronistico per i codici di chi è nato nella seconda metà degli anni ’90. Complice anche il fatto che il racconto del sig. Claudio (Baglioni, ndr) è “liquido” come spesso viene definita quella generazione: un continuo flusso di canzoni, come un grande jukebox, che non ha un vero inizio né una vera fine, un racconto che non si dipana nella sua lunghezza con ordine nesso causale, ma che può essere “campionato” in ogni sua parte mantenendo sensatezza funzionale.

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Interessante, mi dico mentre chiudo l’ultimo punto di maglia: non credo che questo sia stato scientemente voluto, ma di certo invece reputo sia frutto di una smaccata volontà l’aver creato un gigantesco karaoke di canzoni cattodemocratico. Come è, come non è, il sig. Claudio si è rivelato un bel furbacchione: ma, d’altro canto, da uno che composto la colonna sonora di milioni di falò estivi vissuti sulle spiagge della nostra giovinezza, cosa ci si poteva aspettare se non di fare centro?

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