Doc – Nelle tue mani, ecco la storia vera

Per quanto incredibile possa sembrare, la vicenda raccontata in Doc-Nelle tue mani, la nuova fiction in onda su Raiuno dal 26 marzo 2020, è tratta da una storia realmente accaduta. Quella del Dr. Pierdante Piccioni che, nel 2013, dopo un incidente stradale, si è ritrovato senza i ricordi degli ultimi dodici anni di vita.

La fiction cambia leggermente (per scopi narrativi) i motivi dell’amnesia e le persone che circondano il protagonista Andrea Fanti (Luca Argentero), ma alla base c’è proprio l’esperienza di vita di Piccioni, che si è ritrovato così convinto di essere nel 2001, di avere ancora due figli piccoli -ma che nel frattempo si erano iscritti all’Università- e che ci fossero ancora le lire invece dell’euro.

Piccioni ha dovuto ricominciare da capo non solo nella vita privata, ma anche sul lavoro: da Primario, ha dovuto rimettersi a studiare per imparare nuovamente le nuove tecnologie a disposizione della Medicina. Soprattutto, però, ha compreso, essendo diventato lui stesso paziente, che chi viene ricoverato in ospedale necessita di essere ascoltato e capito.

Oggi, Piccioni è tornato ad essere un Primario, del Pronto Soccorso di Codogno, proprio là dove è partita l’emergenza Coronavirus in Italia, e si occupa dell’Unità di Integrazione Ospedale Territorio e Appropriatezza della Cronicità. In particolare, in queste settimane si dedica ai pazienti in remissione da Covid-19, decidendo chi debba ancora rimanere in ospedale e chi, invece, può proseguire la convalescenza a casa.

Dalla sua esperienza, Pierdante Piccioni ha scritto due libri, “Meno 12” e “Pronto Soccorso”, insieme a Pierangelo Sapegno (editi da Mondadori), su cui si basa la sceneggiatura di Doc-Nelle tue mani, ma a breve i due ne pubblicheranno un terzo, “Colpevole di amnesia”. Ecco le sinossi:

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“Meno 12”: L’ultimo giorno di maggio del 2013, Pierdante Piccioni, primario all’ospedale di Lodi, finisce fuori strada con la macchina sulla tangenziale di Pavia. Lo ricoverano in coma, ma quando si risveglia, poche ore dopo, il suo ultimo ricordo è il momento in cui sta uscendo dalla scuola dove ha appena accompagnato il figlio Tommaso, nel giorno dell’ottavo compleanno. Precisamente il 25 ottobre 2001, dodici anni prima della realtà che sta vivendo. A causa di una lesione alla corteccia cerebrale, dodici anni della sua vita sono stati inghiottiti in un buco nero, riportandolo indietro nel tempo, quando in Italia c’era la lira e la crisi economica pareva lontana, persino impensabile, mentre la rivoluzione digitale che sta cambiando il mondo era appena agli albori e nessuno parlava di post su Facebook o video su YouTube. All’improvviso Pierdante Piccioni è diventato un alieno, incapace di riconoscere le sue cose, le sue abitudini, addirittura se stesso in quel volto invecchiato che gli restituisce lo specchio e in cui a stento ritrova la propria immagine. Attorno a lui tutto è cambiato: i figli non sono più due bambini di otto e undici anni, ma due maschi adulti, con la barba e gli esami all’università, mentre la moglie sembra un’altra donna, con le rughe e i capelli corti che hanno cambiato colore. Come potrà riprendersi la propria vita?

“Pronto Soccorso”: Per chi ci lavora, a contatto con il dolore delle persone, il pronto soccorso di un ospedale è una trincea quotidiana, una frontiera sospesa tra la malattia e la salvezza. Pierdante Piccioni, però, non è un medico qualunque. Nel 2013, a causa di una lesione alla corteccia cerebrale ha perso la memoria e si è risvegliato dodici anni prima della realtà che stava vivendo. Dodici anni inghiottiti in un buco nero. Da lì è ripartito con fatica, tra depressione e rabbia, e ha combattuto con tenacia per riconquistare la propria vita, i propri affetti, il proprio posto nel mondo. Lui, il dottor Amnesia, ora è di nuovo un primario di pronto soccorso. Ma adesso che è in prima linea, resta ancora un paziente costretto a fare i conti con la disabilità, ed è forse questo ad avergli fatto maturare una nuova empatia nei confronti di chi è malato: ne conosce le sofferenze, ne comprende il disagio dinanzi a quell’elefantiaco «emporio della salute» che è l’ospedale. Avendo vissuto tutto ciò sulla propria pelle, in ogni occasione cerca di comportarsi come avrebbe voluto che i medici avessero fatto con lui, una condizione che se da un lato lo premia, dall’altro emotivamente lo sfinisce. Scenario del suo ostinato lottare contro vecchi schemi e abitudini è il pronto soccorso, un luogo di confine dove le vite di molti, con le loro incredibili storie, sembrano incrociarsi senza un senso apparente, paradigma di una società nella quale lo stesso Piccioni spesso si sente un reduce senza futuro, costretto ad aspettare ancora il miracolo più grande, quello che gli deve restituire, insieme alla memoria, tutte le emozioni perdute. Ma forse quel miracolo è la passione di vivere, la stessa passione che lo spingerà ad andare oltre il suo ruolo di primario, per inventarsi un nuovo lavoro, occupandosi dei pazienti più fragili, dei più soli, degli ultimi.

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