Daria Bignardi: “Ho avuto un tumore, non credo che farò più tv”

Daria Bignardi è stata per poco più di un anno direttore di Raitre. Un’esperienza che, nella bella intervista di Malcom Pagani per Vanity Fair, la conduttrice de Le Invasioni Barbariche ricorda con affetto ma anche senza troppi rimpianti. La Bignardi, nell’intervista, per la prima volta parla anche del tumore al seno che l’ha colpita qualche anno fa, proprio poco prima che Antonio Campo Dall’Orto, allora direttore generale della Rai, le proposte la direzione della terza rete.

“Chi è ammalato considera la propria malattia il centro del mondo, ma anche se ho rispetto per chi sta soffrendo in questo momento, parlare pubblicamente della malattia in generale, o peggio ancora della mia, non mi interessa”, ha spiegato la scrittrice, il cui ultimo libro “Storia della mia ansia”, è in uscita in questi giorni. “Per tanti motivi: un po’ per pudore, un po’ per paura della curiosità o della preoccupazione degli altri, un po’ perché quando guarisci volti pagina e non hai più voglia di parlarne ancora. Ho superato una malattia seria, ma al tempo stesso molto comune. Si ammalano milioni di donne, a cui va tutto il mio affetto”.

Dopo l’ultima stagione de Le Invasioni Barbariche, racconta nell’intervista, si è sottoposta ad una mammografia, da cui ha scoperto il tumore. “Sei mesi dopo, a una settimana dall’ultima chemioterapia, mi è arrivata la proposta di Campo Dall’Orto per dirigere Rai Tre. Gli ho raccontato tutto. Mi ha chiesto soltanto: ‘Sei guarita?’. Gli ho risposto di sì. ‘Ti aspetto a Roma’, mi ha detto e io sono partita. Dopo sei mesi dentro a una bolla sono entrata dentro a un’altra bolla. Da un’esperienza totalizzante all’altra”.

In tanti, ai tempi, avevano ironizzato sul nuovo look della Bignardi, con quel taglio di capelli corti e grigi che a tanti non era piaciuto: “Il giorno della nomina, quando c’è stata la conferenza stampa a Roma, avevo la parrucca”, rivela. “L’ho portata per diversi mesi, era molto carina, capelli identici ai miei, anzi più belli. Poi andando avanti e indietro in continuazione tra Milano e Roma, a gestire ’sta parrucca, a un tratto, non ce l’ho fatta più. Un bel giorno l’ho tolta dalla sera alla mattina e mi sono presentata al lavoro con i capelli corti e grigi che stavano ricrescendo sotto. Ma non ho dato spiegazioni, tranne che ai miei vicedirettori, coi quali eravamo diventati amici”.

“In alcuni casi, le assicuro, mi dispiaceva per loro”, dice, riferendosi a chi l’ha criticata proprio per quel look. “Mi preoccupavo che rimanessero male se avessero saputo del cancro. Sono materna. E quindi rompiscatole”. Ma nell’intervista la Bignardi ricorda anche con affetto il periodo trascorso a Raitre, e motiva la sua decisione di dimettersi poco dopo l’uscita di Campo Dall’Orto:

“Sono entrata con Campo Dall’Orto e il pensiero, forse romantico e ingenuo ma sincero, di rivoluzionare la Rai. Non c’erano le condizioni per farlo come avevamo in mente noi e quindi non c’erano più le condizioni per continuare. Quando Antonio è andato via, ho deciso che mi sarei dimessa. L’ho comunicato a Mario Orfeo (attuale direttore generale della Rai, ndr) e lui, che è una persona molto affettuosa e intelligente, per più di un mese mi ha chiesto di ripensarci. Quando ha capito che era impossibile, mi ha chiesto di preparare almeno i palinsesti autunnali. ‘Certamente’ ho risposto. Ho lavorato a testa bassa e poi ho salutato”.

Ma non sembra solo l’esperienza da direttrice di rete ad essersi conclusa per la Bignardi, che crede che non farà più televisione:

“Fare bene televisione è molto faticoso e mi sembra che la direzione di Rai Tre sia stato un gran bel finale. È stato bello però. Mi sono divertita, soprattutto a lavorare in gruppo, coi miei delle Invasioni eravamo una macchina da guerra. Poi restano le soddisfazioni. Una ragazza che lavora a Rai Tre e non sentivo da mesi l’altra sera mi ha mandato una foto. C’era suo figlio, 13 anni, che nella sua cameretta rivedeva sul suo portatile una mia vecchia intervista a Mika e Dario Fo. ‘Dice che sei bravissima, Daria. E non sai quanto è critico di solito’, mi ha scritto. Mi ha fatto piacere. Se piaci a un tredicenne in un’intervista di quattro anni fa puoi essere soddisfatto del tuo lavoro”.

Speriamo che Daria possa cambiare idea, e che possa tornare in televisione con una nuova versione (magari più breve, come spesso ha detto di auspicarsi lei stessa) de Le Invasioni Barbariche e delle sue interviste a personaggi provenienti da diversi mondi, sempre trattati da lei alla stessa maniera e con la stessa professionalità.

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