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Sanremo 2015: Il Volo e le ombre sulla loro vittoria

Da “il Sabatini Coletti” definizione di “Coda di paglia”: di chi non ha la coscienza a posto e perciò tende a vedere nelle parole altrui continue allusioni alle proprie colpe. Chissà se è questa la ragione per cui, allorquando il trio Il Volo, vincitore del Festival di Sanremo 2015, si è seduto a notte fonda in sala stampa affiancato da Nek e Malika Ayane (rispettivamente secondo e terzo classificato) sembravano un filo a disagio.

E infatti nel giro di una manciata di minuti il bello del gruppo, Gianluca Ginoble (quello che si spara le pose facendosi i selfie a tutto andare, giusto per intenderci) ha preso la parola dicendo che la loro vittoria era la vittoria decretata dal popolo. Oh signor d’amore acceso: e io che pensavo di esser a Sanremo e d’amblais mi trovo catapultata in piena guerra civile con le arringhe da tribuni della plebe!

E’ chiaro che i tre fanciulli accanto all’acclarato talento artistico di Malika e al leonino coraggio di Nek, che dopo 18 anni torna a Sanremo rimettendosi in gioco (con felicissima efficacia), si sono sentiti cinti d’assedio. E se poi a ciò aggiungi un malcelato maldipancia dei giornalisti nei confront del loro talento come causa della loro vittoria, si capisce il motivo di questa aggressiva forma di difesa.

Con intelligenza Ignazio Boschetto (il ragazzo col baffetto) stempera i toni: “esserci esibiti su un palco con due grandi artisti come Malika e Nek è un onore”. Bel calcio d’angolo. Meno male che qualcuno è ancora provvisto di assennatezza. Tuttavia consentitemi di dire una cosa: il trio Il Volo non è carnefice in questo meccanismo, ma vittima.

Vittima di gente senza scrupoli che si mette a tavolino e crea prodotti artificiali, come il loro assemblaggio da laboratorio, facendolo sulla pelle di ragazzi giovanissimi che non hanno nessuno strumento per difendersi, nessun mezzo per prendere le distanze a avere il senso della misura di ciò che accade. Ci vorrebbe tanta umana comprensione. E ci vorrebbe anche il coraggio di chiamare le cose col loro nome e indicare con onestà intellettuale chi sono i veri mostri e chi degli ignari strumenti in mano alle forze del male.

Guardo il mare livido che si specchia nel cielo plumbeo di inverno dalla finestrone della sala Stampa di Sanremo: tra meno di mezz’ora si ritorna a casa.

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