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La petizione per far chiudere Come mi vorrei. Selvaggia Lucarelli contro Belen Rodriguez: “Danneggia solo se stessa”

Negli ultimi giorni quotidiani e blog hanno dati ampio risalto alla petizione che una ventenne di Padova, Camilla Bliss, ha pubblicato sul sito Change.org per chiedere la cancellazione di Come mi vorrei, lo show pomeridiano di Belen Rodriguez in onda su Italia1.

La motivazione? Quella che tutti i recensori (compreso il nostro sito) avevano già messo in evidenza: il (brutto) programma condotto dalla farfallina Belen è diseducativo perché promuove un’immagine femminile stereotipata. Nel corso di ogni puntata ragazze spesso carine e dallo stile personale vengono incoraggiate ad omologarsi ai più convenzionali canoni di bellezza: “Il pensiero che anche una sola ragazza possa recepire il messaggio proposto da questo programma mi inorridisce e per questo ho deciso di intervenire, seppur nel mio piccolo, con questa petizione”, scrive la ventenne.

Fra adesioni eccellenti (Gad Lerner) e ampio spazio sui quotidiani, la petizione è arrivata a quota 30.000 firme ed ha ottenuto un risalto forse sproporzionato rispetto alla modestia dello show incriminato, del quale è indubbia la carica diseducativa ma che – se effettivamente chiuderà – lo farà per i disastrosi risultati conseguiti in termini di ascolti e non per le petizioni politicamente corrette.

Per una volta sembra lecito concordare con la prezzemolina dell’opinionismo Selvaggia Lucarelli, che nella sua rubrica sul quotidiano Libero prima esordisce criticando il buonismo della petizione e poi finisce per distruggere sarcasticamente lo show e soprattutto la conduttrice Belen. Come mi vorrei sarà pure omologante e stereotipato ma paradossalmente riesce a sortire un effetto benefico, perché di fronte a una Belen “più insicura e impacciata davanti alla telecamera di un’adolescente media davanti al figo del liceo”, che si erge a icona di stile “fasciata in vestiti con un punto di fucsia che sarebbe troppo pure per la coda di un Mini Pony”, la telespettatrice finisce per sentirsi rincuorata.

“Del tutor avrebbe bisogno Belen, un tutor che le insegni a non sgranare perennemente gli occhi a mo’ di cerbiatto evirato di fronte alle indimenticabili rivoluzioni estetiche che si compiono nel suo programma” prosegue la Lucarelli. “Nel ruolo di spalla in tv Belen è simpatica e spigliata, ma nel ruolo di conduttrice incaricata di psicanalizzare i giovani e di impartire consigli su come elaborare insicurezze varie è davvero imbarazzante.” E conclude spietata: “Il programma non fa male a nessuno. Solo alla sua carriera.”

Insomma, che senso ha invocare la censura su un programma che ha dimostrato benissimo di non riuscire a danneggiare altro che se stesso, la sua conduttrice e pure la rete sulla quale va in onda? Non servono petizioni, Come mi vorrei scomparirà tranquillamente da solo.

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