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Il Musichione di Elio e Le Storie Tese: tante idee, tanti ospiti, qualche calo di ritmo (gallery)

“Siamo un programma non social. Non seguiteci su Facebook e su Twitter, piuttosto un cablogramma, una cartolina postale, magari anche una lettera.”

Quanto sono geniali gli Elio e Le Storie Tese e quanto è diventato banale ripeterlo? Alla prima occasione da protagonisti sul piccolo schermo con Il Musichione (la prima puntata è andata in onda ieri, 6 marzo 2014) i membri della leggendaria band hanno confezionato lo show che ci si aspettava da loro: pieno zeppo di idee, di umorismo, di intelligenza, di splendida musica e di ospiti disposti a prendersi amabilmente in giro di fronte alle telecamere della seconda serata di Rai2.

Su una struttura da quiz vecchio stile – Mietta e Nek sono stati i “concorrenti” della prima puntata – gli EelST innestano gag e divagazioni a sufficienza da riempire almeno tre programmi. Uno spot degli “occhiali che vedono le donne nude”, un video sull’Associazioni Italiana Celentani (sic!), un’esibizione canora dell’inossidabile Mangoni immerso in un acquario… E poi Nek e Mietta che si sono prestati a reinterpretare non i loro successi storici (figuriamoci…) ma i capolavori del repertorio di Jimi Hendrix e Janis Joplin.

Poi c’è il parco ospiti, talmente lussuoso da rivaleggiare con quello di una qualunque edizione di Sanremo. “Pasquale Mammaro”, ovvero un Pippo Baudo che, giunto alla terza età anagrafica e allo status di monumento televisivo vivente, mostra di trovarsi perfettamente a suo agio nei panni dell’arzillo vecchietto disturbatore. Il grande chitarrista Franco Cerri, protagonista insieme a Mietta di una memorabile versione jazz di Vattene amore. E soprattutto una Laura Pausini mai così autoironica: la surreale intervistata rilasciata a Rocco Tanica “in collegamento da New York” si candida a momento più spassoso della serata, ed è facile prevedere che farà il botto di visualizzazione su Youtube nei prossimi giorni.

Tutto perfetto dunque? No, perché Il Musichione ha faticato per trovare il ritmo giusto ed ha patito qualche lentezza, come se la perfezione delle scenette elaborate dalla band faticasse a calarsi con scioltezza e spontaneità nel flusso dello spettacolo televisivo. Il meccanismo è impeccabilmente costruito ma non (ancora?) oliato a dovere, e soprattutto all’inizio ha faticato ad ingranare. Il che, sia detto chiaramente, non inficia granché la godibilità di uno show capace di unire divertimento e intelligenza come solo gli Elii sanno fare. Quel genere di show che, in tempi di Gialappa’s Band ormai di fatto epurata dalle reti Mediaset, ci manca terribilmente.

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