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Grande Fratello 13 e rivoluzione. Ovvero il valore delle parole

Sarà che a me se parlano di rivoluzione vengono in mente i giacobini sulle barricate, le teste coronate che rotolano in ceste di vimini, Che Guevara e i Barbudos, ma a quanto pare anche il Grande Fratello 13, andato in onda su Canale5 lunedì scorso (qui la puntata), si fregia di tale titolo. Rivoluzionario…de che??, così direbbero (ne sono certa) le mie care amiche e sodali di burraco native di Ceprano, ridente comune laziale.

Allora ho provato a capire a cosa mai tale aggettivo potesse riferirsi: che si tratti della lunga passerella che la conduttrice percorre avanti e indietro durante tutta la puntata? Mi verrebbe da dire di no, perché quella promenade è già stata vista con Fiorello nel suo Il più grande spettacolo dopo il weekend.

Allora forse trattasi dello spacco vertiginoso della gonna di Alessia Marcuzzi firmata Fausto Puglisi per la modica cifra di euri 1400 (il top è escluso, ca va sans dire) rispetto al total look H&M dell’edizione precedente? Anche questo – cioè l’alternanza tra haute couture e low profile – tutto è meno che una novità. Allora il riferimento sarà alla giurata in stato interessante di Manuela Arcuri? Ma se è incinta anche una ministra del governo Renzi!

Per altro direi che di rivoluzionario non c’è nulla nè nel cast (i soliti ragazzotti finto acqua e sapone), nè nel formato del programma ovvero “spiare” (termine quanto mai improprio perchè richiederebbe la non consapevolezza dell’atto da parte di chi è spiato) la vita di questi giovanotti e giovanotte.

Ma d’altro canto mi chiedo io: come potrà mai essere rivoluzionaria una trasmissione alla tredicesima edizione? Allora lo sono anche Rocky 5 e Lo Squalo 6. Rivoluzionario sarebbe stato fare un programma al posto del Grande Fratello. Ma noi non siamo ancora pronti: in questo Paese, che di rivoluzione ne avrebbe davvero bisogno, di tali argomenti se ne parla soltanto, ben ci si guarda dal passare i fatti.

E allora benvenuta all’ennesima rivoluzione “cotta e mangiata”!

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