Sanremo 2014 e Laetitia Casta: quando la bellezza non è abbastanza

Tra un punto di ricamo e l’altro ho pensato che l’idea di centrare un grande evento come il Festival di Sanremo sulla Bellezza sia stata un’idea meravigliosa (e qui ritorna ridonadente il concetto di cui sopra). Quale migliore antidoto contro l’orrore che pervade in minore o maggiore misura le nostre vite se non la Bellezza, quella che come scrive Dostoevskji salverà il mondo?

E allora l’arrivo sul palco di una femme fatale come Laetitia Casta è più che pertinente. Ancorché e ancor più se fasciata in quei meravigliosi abiti di Givenchy (che invidia!) rivisti dallo stilista Riccardo Tisci. Eppure, una volta apparsa in scena, mentre gioca a fare la ritrosa con Fazio o quando citava la (inarrivabile) Monica Vitti con “ando vai se la banana non ce l’hai” ho avvertito qualche cosa…come un senso di mancanza…o di vuoto.

La Bellezza era lì, in piena luce sotto i riflettori, incartata con sapiente saggezza di gusto eppure non ne venivo appagata. Perchè? Cosa mancava? Poi è arrivata dopo un po’ Raffaella Carrà ed ho capito: mancava l’Anima. La bellezza non era abbastanza.

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