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Mi selfo ergo sum (seconda parte)

Dopo la prima parte pubblicata ieri, vi regaliamo la seconda ed ultima parte dell’articolo della nostra Amalia Delana sui selfie. Buona lettura!

Non un commento, non un pensiero, non un’idea, per carità! I selfies non sono blogger e quindi non hanno niente da dire. E’ solo immagine e per di più solo la loro. Un’immagine messa in rete e cliccata da centinaia, a volte migliaia persino milioni di seguaci che non potendo partecipare a quell’Evento, a quell’happening a quel cocktail, attraverso i loro “i like it” si sentono più vicini a quell’esperienza per loro così fatata e distante.

Le aziende hanno capito abbastanza presto il potere persuasivo a fini commerciali di questa fiera delle vanità e quindi hanno cominciato a cercarli ed assoldarli come facevano gli esploratori addentrandosi nell’africa nera: con qualche collanina di vetro.

E così negli autoscatti autoreferenziali dei selfies compaiono borse, cinture, calzature e chi più ne ha più ne metta pur di veicolare, oltre all’immagine del protagonista, anche quella di uno o più prodotti. E per i più fortunati (anzi, per i più cliccati) c’è anche qualche cadeux, qualche invito esclusivo (un week-end o una settimana in alberghi lussuosi) e perché no anche del denaro che è sempre meno di quello che si dovrebbe utilizzare per una campagna pubblicitaria degna di nota.

Certo qualcuno potrebbe dire che anche Rembrandt (che – lo dico per gli amici selfies che ci leggono – era un pittore fiammingo, non uno stilista emergente) si è autoritratto circa 600 volte…però la Rayban non gli ha mica chiesto di indossare i suoi occhiali da sole mentre lo faceva!

I più dotti ritroveranno in tutto ciò la previsione dello storico americano Christopher Lasch, consigliere di Jimmy Carter, che in tempi non sospetti (era la fine degli anni ’70) parlò di “capitalismo narcisista”. Ma io, non dimentichiamolo, vengo da un piccolo paesino della Brianza e per me tutto questo assomiglia tanto alle parole di Mordiroccia che ne “La storia Infinita” descrive “il nulla che avanza” che distrugge il regno di Fantàsia. Speriamo qualcuno salvi l’Imperatrice Bambina.

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