Mi selfo ergo sum (prima parte)

Cari lettori, da quest’oggi ospiteremo una nuova penna, Amalia Delana, che curerà una rubrica tutta “rosa”: Il punto (croce) di Amalia Delana. Per presentarsi a voi la nostra Amalia ha scelto di analizzare l’ultima tendenza del momento, quella del “selfie” – null’altro che un autoscatto -, parola che fino a qualche mese fa era sconosciuta ai più e che in poco tempo è entrata al primo posto tra i termini più usati in rete. Ecco la prima parte del punto di vista di Amalia. Per la seconda, dovrete attendere domani.

In principio è stato il Pitti. Poi a seguire le giornate della moda maschile milanese. Un tourbillon di fogge e toilettes che il carnevale di Venezia dura meno e quello di Rio è più composto e morigerato. Certo, va considerato che io provengo dalla Brianza operosa, quella fatta di villette a schiera i cui contorni (e colori) si smarriscono nella ovattante nebbia invernale che sale sin da metà pomeriggio, sicché questa ridda di eccessi poco si confa’ al mio costume, anzi mi provoca, altresì lo confesso, una certa labirintite.

Però, Brianza o non Brianza, è difficile non perdere la Trebisonda: uomini con barbe sempre più lunghe (ma non li bloccheranno ai controlli aeroportuali temendo si tratti di terroristi talebani?) e pantaloni sempre più corti. Che la mia mamma mi dava degli smalarversi se solo mi azzardavo a camminare a piedi scalzi per casa…figuriamoci ad uscire senza calze a gennaio o a indossare i bermuda in pieno inverno!

E che dire dei modelli: giovanotti imberbi e filiformi di scandinava provenienza hanno licenziato quella bella ipertrofia vitaminica di corpi che – ristoro per l’occhio – un tempo spolpavi (solo con lo sguardo, per carità!!) dall’inizio alla fine della promenade di sfilata.

In realtà ormai, e sempre più, il vero show non è in passerella, ma nel circo di figuri che intorno ad essa si assiepano come api che ronzano intorno ai fiori. Una schiera di individui teatralmente agghindati e variopinti che all’inizio pensi/immagini siano solo dei prezzemolini malati di un narcisismo anche un po’ basic e banale, i classici “imbucati” che vogliono esserci pur non c’entrando un tubo. E invece no, signori miei, perché le loro presenze sono tutt’altro che casuali: a farli entrare e riservare loro un posto in prima fila sono gli stessi uffici stampa delle maison.

E’ l’esercito dei selfies. Una schiera di giovanotti e damigelle tendenzialmente di bella presenza e fotogenici che sostanziano la loro esistenza attraverso l’autoscatto: ora una foto al risveglio (mai troppo presto mi raccomando!) con un ciuffo artatamente ribelle che pende a destra, ora mentre consumano un brunch “à la page” in qualche angolo esclusivo della città; ora mentre salgono su di una berlina lussuosa (oppure ne scendono, perché la cronaca deve esser completa!) oppure, da veri radical chic, mentre prendono il tram; ora un calice di champagne bevuto tutto d’un fiato perché la vita va vissuta fino all’ultima stilla, ora, appunto, alla sfilata di Prada o di Gucci.

Fine prima parte. Clicca qui per la seconda.

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