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Mission: stasera su Rai1 il reality “umanitario”

Mission, il programma in partenza stasera in prima serata su Rai1, da settimane riceve critiche “preventive” da tutti i media. Per chi non avesse idea di cosa si tratti, ecco una presentazione sommaria: realizzato in collaborazione con l’Unhcr – l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – e Intersos, Mission ha lo scopo di far conoscere realtà distanti e dimenticate. Si tratta quindi di una trasmissione a metà tra il reality e il documentario, girato in zone disastrate, povere, dove si vivono drammi giorno dopo giorno.

E come verranno fatte conoscere queste realtà? Attraverso dei vip, ovviamente. Alcuni personaggi noti, infatti, sono andati a vivere per 15 giorni consecutivi insieme ai volontari che lavorano nei campi profughi in giro per il mondo, e si sono “immersi” in una dimensione umana e ambientale fino a quel momento a loro direttamente sconosciuta.

In studio, con Michele Cucuzza e Rula Jebreal, i 15 vip racconteranno l’esperienza vissuta, ripercorrendo le emozioni che hanno provato nel periodo in cui hanno preso parte alla missione umanitaria.

La prima puntata, in onda stasera 4 dicembre 2013, vedrà in studio Al Bano insieme alle figlie Cristel e Romina Jr., da poco rientrati dall’esperienza in Giordania a fianco di UNHCR; l’attore Francesco Pannofino e la giornalista Candida Morvillo racconteranno invece la loro permanenza in Mali.

La seconda e ultima puntata, in onda giovedì 12 dicembre, mostrerà l’esperienza del Congo di Emanuele Filiberto di Savoia e Paola Barale, quella di Cesare Bocci e Lorena Bianchetti in Ecuador e quella di Michele Cucuzza e Barbara De Rossi in Sud Sudan.

Le tante critiche ricevute hanno riguardato la scelta dei personaggi mandati nei campi profughi, ma il direttore di Rai1, Giancarlo Leone, ha spiegato in conferenza stampa che alcune scelte sono state obbligate: sono personaggi conosciuti al pubblico che possono richiamarne l’attenzione – e quindi “diffondere” il messaggio del programma -, e molti altri personaggi contattati, magari più vicini alla “mission” umanitaria, hanno rifiutato di partecipare.

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