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Le Iene, Carmine Schiavone e i rifiuti tossici (gallery)

Ormai il calderone è stato scoperchiato. Che sia stato grazie a Le Iene o no – noi siamo convinti che una parte del merito lo abbiano -, la terribile verità sui rifiuti tossici sversati abusivamente in Campania è venuta a galla. Nadia Toffa ha realizzato per la puntata di ieri l’ennesimo video shock sui terribili danni che la camorra ha fatto (e sta facendo ancora oggi) alla gente di alcune zone della Campania, costretta a vivere a sua insaputa su terreni addirittura radioattivi.

La Toffa è andata ad intervistare in prima persona il celebre pentito Carmine Schiavone, appartenuto al cosiddetto Clan dei Casalesi, che già negli anni ’90 aveva messo in guardia lo stato sui reati compiuti dalle mafie locali e riguardanti lo sversamento di rifiuti tossici, nucleari e radioattivi. Per oltre 15 anni le sue dichiarazioni sono state incredibilmente secretate e sono venute alla luce solo di recente.

Schiavone ha spiegato esattamente alla Toffa che cosa accadeva coi rifiuti tossici, come venivano presi in carico a prezzo ridotto da camorristi locali e poi sversati nelle buche dei terreni tra la zona di Napoli e Caserta (e non solo, visto che questa pratica, secondo le sue parole, è arrivata addirittura fino a Latina). Quando le buche erano piene, venivano ricoperte come se nulla fosse.

Nei terreni dove sono stati sversati i rifiuti radioattivi, negli anni sono sorte case, campi coltivati e quant’altro. Secondo Schiavone, tutti i rifiuti sono ancora lì sotto e hanno inquinato le falde acquifere, fatto tra l’altro provato anche dai controlli effettuati di recente dalle autorità competenti, che hanno vietato – a distanza di anni! – l’utilizzo dell’acqua dei pozzi.

Mentre lo stato ha assistito inerte a questi fatti, il tasso di mortalità per cancro della popolazione campana che vive tra Napoli e Caserta ha continuato a salire e, se non sarà fatto qualcosa in breve tempo, è destinato a crescere ulteriormente. Ma, come sostenuto dallo stesso Schiavone, l’operazione di bonifica di quella zona è talmente difficoltosa da risultare purtroppo solo un’utopia.

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