Studio5: la storia di Canale5 mortificata in prima serata

Studio 5 è una sconfitta. Sconfitta negli ascolti, perché la prima puntata è andata decisamente male, ma ancor peggio sconfitta nel format e nei contenuti; nato come programma celebrativo per i trent’anni di Canale5 – peccato che ormai l’ammiraglia Mediaset si avvicini al compleanno numero 33! – Studio 5 è evidentemente uno show arrangiato all’ultimo momento per coprire un palinsesto che sarebbe crollato con i soliti film in replica.

Ed è stato un grave errore assegnare la conduzione ad Alfonso Signorini, un personaggio che il pubblico di Canale5 non ha mai digerito e che ha definitivamente rigettato dopo l’intervista a Ruby Rubacuori a Kalispera, utile solo a tentare di ripulire un leader politico e non di certo interessante per la platea televisiva.

La festa, quella che Signorini dice di aver organizzato per Canale5, si celebra con lunghe interviste in perfetto “stile Toffanin” a personaggi che talvolta con l’ammiraglia Mediaset c’entrano ben poco, come Sabrina Ferilli che non ha certo segnato la storia della tv commerciale con le sue fiction o Moreno Donadoni – nella puntata di oggi è stato richiamato in studio a cantare come un juke box per ben tre volte, seguendo la solita procedura della spremitura del limone – e Marco Bocci. E tra un convenevole e l’altro tra conduttore e ospite compiaciuto vengono mostrate le pillole di storia di Canale5; peccato che un filmato su due sia dedicato a show ancora in onda, recentissimi e tutt’altro che storici.

Studio 5 è un fallimento su tutti i fronti, utile solo per fare pubblicità agli artisti che appaiono in trasmissione; la trasmissione mortifica la storia di Canale5, che ha sempre saputo valorizzarsi e celebrare le proprie conquiste e vittorie. E dopo la deriva degli anni duemila, dopo essere passati dagli inviti ai telespettatori a “passare la serata insieme”, come si diceva negli anni 80, a ritardare sempre più gli “appuntamenti” col pubblico in prima serata per squallide strategie di mercato, non potevamo aspettarci di meglio.

Sarebbe bastato proporre uno show dalla conduzione “one shot”, con ogni puntata presentata a rotazione dai volti chiave della rete, senza annacquare le serate con interviste patinate e ricordare la Mediaset che fu per costruire quella che sarà, imparando dai recenti errori.

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