Il Financial Times contro la tv italiana, Confalonieri risponde

Fedele Confalonieri

Il Financial Times ha lanciato una forte provocazione – o almeno, vogliamo interpretarla così -, pubblicando un articolo di un giornalista di nome Tony Barber che si è letteralmente scagliato contro la nostra tv, raccontando agli inglesi di continui programmi con donnine poco vestite e tg politicamente corrotti. Barber se l’è presa in particolar modo con Mediaset, mentre ha “salvato” in parte il satellite di Murdoch.

Il giornalista non ha certo parlato senza cognizione di causa, anche se forse arriva un po’ in ritardo. Sono decine di anni, dall’avvento della tv commerciale in poi, che le reti della nostra generalista pullulano di belle ragazze seminude. E non è nemmeno una novità il fatto che i tg siano parzialmente influenzati dalla politica.

Almeno sul primo punto vi è però ultimamente un’inversione di tendenza abbastanza netta: sebbene in alcune trasmissioni “storiche” – vedasi ad esempio Striscia la notizia o L’Eredità – la presenza di belle ragazze sia da sempre una costante, non si rilevano molti altri programmi che facciano uso (o abuso) del corpo femminile. Anzi, in anni recenti si sono moltiplicati talk show e programmi incentrati sulla cronaca che non hanno certo necessità della presenza di donnine nude (forse di un po’ di buon senso, questo sì).

Insomma, la tv italiana non è affatto sinonimo di qualità, ma non si può nemmeno puntare il dito contro una caratteristica ormai superata. Rimane invece l’intromissione politica nei vari tg, ma grazie al moltiplicarsi dell’offerta di canali all news e di alternative alle reti principali – nonché di un cambio di governo -, anche questo elemento sembra meno spiccato di un tempo, e forse anche meno “interessante” da raccontare.

In ogni caso il presidente Mediaset Fedele Confalonieri ha voluto rispondere in prima persona alle accuse, facendo pubblicare dal Financial Times una sua lettera:

La tv generalista italiana, pubblica e privata, ha una ricchezza e una completezza di offerta superiore a quella media dei broadcaster mondiali. Basta guardarla per prenderne atto. Oltre alla massiccia produzione domestica – fiction, intrattenimento, tg e programmi d’informazione – acquistiamo e trasmettiamo tutti i principali format d’intrattenimento internazionali, tutti i grandi eventi sportivi, tutti i film e le serie tv delle major anglosassoni. Non c’é praticamente successo televisivo offerto nel mondo che non arrivi ai telespettatori italiani della tv generalista gratuita, grazie al lavoro di migliaia di dipendenti e professionisti italiani del settore

Confalonieri prosegue parlando di una generalizzazione a dir poco eccessiva che non trova corretto applicare all’intera offerta generalista di un altro paese dell’Unione Europea:

E qui non c’entra la politica, l’economia o la cultura. C’entra un’arroganza che sfiora il razzismo

Si passa insomma da un eccesso all’altro: chi giudica la nostra tv come sinonimo di squallore, chi invece la esalta ai limiti dell’inverosimile. La verità, come in ogni cosa, sta nel mezzo. Abbiamo una tv con un’offerta variegata, con qualche prodotto di qualità e tanta spazzatura, ma non certo peggiore di tante altre tv che vengono addirittura citate come esempio da seguire.

Qualcuno dica però a Confalonieri che acquistare format non è di certo un vanto, ma è anzi sinonimo di poca fantasia e scarso utilizzo dell’intelletto dei nostri autori. Anche se in questo caso, a scusante del presidente Mediaset, si può capire il perché della sua affermazione: se acquistiamo tutto dall’estero, come fa la nostra tv ad essere peggiore delle altre?

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