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Beppe Grillo attacca Barbara d’Urso per il “finto” attivista. Ma chi ha ragione?

Cosa succede quando in una trasmissione popolare come Pomeriggio Cinque si passa a parlare a distanza di nemmeno un anno dal Grande Fratello allo scottante tema politico che in questo periodo infuoca l’Italia? Probabilmente quello che è successo nelle ultime ore: Beppe Grillo, uno degli esponenti politici di spicco di questo momento storico, ha attaccato con una lettera Barbara d’Urso, colpevole di aver ospitato nella sua trasmissione un “finto” attivista del Movimento 5 Stelle.

L’inghippo nasce nella puntata del 6 marzo, quando la conduttrice ospita nel suo “talk politico” delle 18 durante il quale gioca a fare la Michele Santoro in gonnella Matteo De Vita, un ragazzo che si proclama attivista. In tale occasione, De Vita ha mostrato una bella dose di arroganza e maleducazione, mettendo in cattiva luce il movimento politico che voleva rappresentare e al quale era iscritto (a pochissimi giorni).

Da qui l’indignazione di Beppe Grillo, che non ha perso l’occasione di scagliarsi per l’ennesima volta contro la televisione mistificatrice parlando di “falsi attivisti” e criticando Barbara d’Urso che però, di fatto, ha accolto in trasmissione un personaggio che effettivamente risulta regolarmente registrato con tale ruolo sul sito del movimento.

Nella puntata di ieri di Pomeriggio Cinque, dopo una leggerissima prima parte dedicata per l’ennesima volta al delito di Sarah Scazzi e alla solita rissa verbale tra protagonisti della vicenda, la conduttrice ha basato l’intero talk sulla questione, rispondendo a Grillo (che neanche a dirlo è suo amico da quando lei aveva 18 anni!) e affermando di aver controllato l’effettivo ruolo di De Vita nel Movimento prima di concedergli il diritto di replica che, manco a dirlo, secondo lei spetta a chiunque faccia una telefonata in quel di Cologno.

Ma chi ha ragione fra i due? Certo, sparare contro la d’Urso è fin troppo semplice, visto che la credibilità delle sue trasmissioni è da anni sotto lo zero, ma è anche vero che dissociarsi dal comportamento di un attivista del proprio Movimento e accusare la trasmissione di avergli assegnato quel ruolo per finta non rende per niente giustizia a Grillo.

Ma chi ha ragione in questa faccenda? A noi sembra semplicemente una guerra persa da entrambe le parti.

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