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Paola Ferrari, guerra a Twitter: diffamazione gratuita (e anonima)

Sono state tante e aspre le critiche ricevute dalla squadra di giornalisti e commentatori Rai in occasione dei recenti Europei di Calcio. I giudizi negativi sono arrivati sia dagli addetti ai lavori che dai semplici spettatori dell’approfondimento calcistico della tv di stato, soprattutto attraverso i social network, Twitter in particolare.

Qualcuno ha reagito utilizzando gli stessi mezzi dai quali sono arrivate le critiche, con cadute di stile non indifferenti; qualcun altro non si è invece abbassato, ma ha comunque deciso di non “passare oltre”. In quest’ultima categoria rientra Paola Ferrari, che proprio oggi, intervistata da Klaus Davi, ha dichiarato:

Lavoro nel giornalismo da più di 30 anni e da 20 in Rai e ho sempre accettato le critiche, anche quelle più dure e a mio avviso immotivate, ben sapendo che fanno parte del gioco. Tuttavia con questo atto voglio dire un no chiaro. Il web non può diventare solo una bacheca della diffamazione anonima, dell’insinuazione volgare e del razzismo solo perché nel web c’è la liberta’ di espressione. Non è giusto usare la rete e i social network per insultare le persone, senza la possibilità di un contraddittorio, e questo accade soprattutto con Twitter.

La “signora del calcio” ha annunciato che è intenzionata a citare in giudizio il social network Twitter per diffamazione, chiedendo un maxi risarcimento che, se ottenuto, andrà totalmente a favore delle famiglie delle vittime del terremoto in Emilia.

Non si sa se questa vicenda andrà avanti e se il social network (coi suoi utenti) sarà davvero messo sotto processo, ma è sempre più chiaro come siano pochi i personaggi famosi che riescono a rimanere indifferenti alle critiche, da quando queste sono diventate “pubbliche”.

Non che una volta i “vip” non fossero costantemente sotto esame, ma si trattava di semplici chiacchiere da bar che non uscivano dalle quattro mura, mentre ora far arrivare il proprio pensiero a milioni di persone è fin troppo facile. E adeguarsi ai tempi che cambiano, a quanto pare, un po’ più difficile.

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