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Quattro canali Rai a rischio chiusura?

C’è grande fermento alla Rai, dove in questi ultimi tempi si fanno sempre più insistenti ipotetici nuovi nomi a cui assegnare le direzioni dei singoli canali e delle strutture interne e si cerca anche di tagliare i rami secchi. Ed è di queste ore la notizia proposta dal Fatto Quotidiano (e ripresa anche da Dagospia) che vorrebbe ben quattro canali dell’offerta Rai al capolinea.

Certo, si tratterebbe comunque di solo quattro emittenti in una sterminata offerta che la tv pubblica propone agli spettatori grazie al digitale terrestre e a farne le spese sarebbero dei canali che non hanno mai ottenuto successo e non sono mai stati particolarmente promossi dall’azienda. Le quattro reti che si apprestano a finire (in maniera graduale) le loro trasmissioni sarebbero Rai Sport 2, Rai Storia, Rai Scuola e, a sorpresa, Rai Gulp.

Le quattro reti non hanno mai decollato, e questo è dimostrato anche dai nanoshare che fanno segnalare ogni giorno e in qualsiasi fascia oraria: Rai Scuola in particolare, per gran parte della giornata ha un grafico a encefalogramma piatto, con intere fasce che fanno segnalare lo 0,00% e arrivando se tutto va bene ad appena lo 0,03% di share. Rai Storia non fa di meglio, facendo segnalare mediamente uno 0,10% di share, mentre Rai Sport 2, che risulta comunque utile quando ci sono più dirette sportive in contemporanea e riesce così a “dividersi il compito” con la principale Rai Sport 1, propone solo materiale sportivo d’archivio e in assenza di grandi eventi non va oltre lo 0,15% di share.

Rai Gulp invece ottiene risultati mediamente più importanti delle altre tre, ma insoddisfacente se si considera la forza delle reti dedicate ai bambini. Pur essendo dedicato ad un pubblico di bambini già grandicelli o di pre-adolescenti, il canale si fa superare in ascolti da Rai Yoyo, dedicato ai bimbi più piccoli. Dati in controtendenza con i diretti competitor proposti da Mediaset, che vedono Boing, dedicato ai bambini grandi, primeggiare in ascolto rispetto a Cartoonito, che ottiene ascolti più bassi ed è rivolto ai giovanissimi in età prescolare.

In ogni caso, se la chiusura dei canali fosse effettiva (e almeno nei casi di Rai Scuola e Rai Storia sarebbe anche auspicabile), si suppone che una parte dei contenuti verrà ridistribuita negli altri canali dell’azienda.

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