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Verissimo, Barbara d’Urso sulle polemiche dei traduttori: la prossima volta venite voi gratis

Vi ricordate la criticatissima intervista a Camille Lacourt, che Barbara d’Urso aveva proposto nel suo Pomeriggio Cinque una decina di giorni fa beccandosi le nostre critiche (anzi, a dire il vero l’avevamo difesa, puntando più il dito contro l’azienda che manda i suoi conduttori allo sbaraglio) e le ire dei traduttori italiani, sentitisi offesi dalla sua indelicata affermazione in cui dichiarava che il traduttore aveva chiesto troppi soldi? La conduttrice non ci sta, e ieri a Verissimo, ospite di Silvia Toffanin, ha replicato.

La questione è secondo lei molto semplice: qualcuno dall’alto le avrebbe detto che il traduttore sarebbe stato troppo costoso per una singola puntata di Pomeriggio Cinque e che quindi, per evitare di rinunciare a qualcos’altro (ma a cosa? Agli sgabelli del “Da che parte stai”? Ad un paio di lampadine della scenografia? Un collegamento col politico di turno dal Parlamento? Cosa c’è di costoso in una trasmissione con opinionisti ricorrenti e ospiti a gettone?), si è deciso di fare un’intervista esclusiva in una lingua sconosciuta alla conduttrice. Tutto sommato niente di nuovo rispetto a quanto avevamo ipotizzato, ma la d’Urso si è rivolta ai traduttori che l’hanno contestata:la prossima volta vengano loro, però gratis”.

Una stoccata alquanto velenosa che ha rotto il clima sonnolento di una lunga intervista basata sulla castità della conduttrice, sul suo uomo ideale, sul fatto che affoga le sue delusioni nella cioccolata e così via, ma che ha una doppia chiave di lettura: la prima, è la presunta impossibilità di Mediaset di dare due soldi ad un traduttore che eviterebbe una figuraccia ad un’azienda intera, la seconda è la faccia tosta della conduttrice di invitare dei giovani laureati a lavorare gratis; proprio lei che è sempre in prima linea in difesa dei diritti di tutti non difende quelli di un giovane traduttore che le avrebbe salvato la faccia in un momento di imbarazzo?

Senza contare poi quante persone, per amore del loro lavoro, avrebbero davvero svolto gratis la loro professione pur di mettere in pratica le conoscenze acquisite dopo anni di studio. Che caduta di stile.

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