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Colorado: quando la banalità demenziale uccide il cabaret (e fa rimpiangere James Tont)

Stasera ho provato a guardare Colorado, il varietà con Belen Rodriguez e Paolo Ruffini. Lo ammetto, il cabaret non è il mio genere preferito, l’ho mollato quando Zelig passò definitivamente su Canale5 nel 2004. In particolar modo non ho mai apprezzato Colorado, che ha sostituito lo storico varietà di Bisio su Italia1 diventandone una versione più popolare e “grezza”.

Come dicevo, stasera ci ho provato, anche perché se un programma va in onda con successo da anni in prima serata su una rete come Italia1 catalizzando l’attenzione di così tanti fan, qualche buona qualità deve pur averla. Ma come ho acceso la televisione, mi sono trovato davanti ad un tizio che imitava i versi di tutti i protagonisti del cartone animato Peppa Pig, tutti uguali; e sono rimasto perplesso. Poi è arrivato un altro tizio con una specie di cavallo finto che ha detto più o meno questo: “Questo cavallo mi fa sempre la stessa domanda: dove sta il fieno? E io gli rispondo: Sta là. Sta là. Stallà! Stalla!“; e anche qui sono rimasto perplesso e ho capito che la mia opinione, a fine puntata, non sarebbe mutata.

Poi è arrivata un’ape grassa, che ha proposto l’innovativa scenetta dell‘animale che parla con una voce buffa. Poi è entrata una tizia che ha esordito con un’inedita “È l’ora di comprarti un orologio” ma che forse si è subito pentita, dato che ha fatto mea culpa dicendo che quella battuta non la faceva dai tempi delle elementari. Immancabili infine le battute-equivoco come quelle sulla “sega” o sulla “bacchetta” (in un altro sketch si è parlato di terza gamba, che fantasia!). Ma la vera rivelazione di quest’anno pare essere il tipo (Michelangelo Pulci, ex dei Cavalli Marci, una carriera di tutto rispetto) che fa un monologo sul palco ricominciando di tanto in tanto da capo ripetendo Ciao sono Mario ho 42 anni e soffro d’amnesia. Insomma, avanguardia. E notare che tra tutti questi “comici” non spicca né un nome né un personaggio. Insomma, a distanza di anni ci ricordiamo tutti del James Tont di Fabrizio Fontana o della Kruska di Gabriele Cirilli, o se vogliamo parlare di monologhisti che si sono costruiti dei personaggi senza sfruttare delle maschere, il poeta catartico Flavio Oreglio o la Sconsolata di Anna Maria Barbera. Ma di questi, che fanno fare solo risate “usa e getta”, cosa ricorderemo? Chi erano i protagonisti delle vecchie edizioni di Colorado? Chi è stato lanciato nell’olimpo della comicità italiana come Zelig ha fatto con Teresa Mannino, Ficarra e Picone, Geppi Cucciari?

La cosa che ho trovato più preoccupante però sono le grasse risate che il pubblico in sala si è fatto dopo ognuna di queste battute, e il fatto che sembravano veramente divertiti da questi sketch. Roba che negli anni ottanta dopo battute così demenziali (nell’accezione peggiore del termine) non avrebbero riso nemmeno i figuranti del Drive in che ridevano per finta piegandosi al ritmo della risata mandata dalla regia. Insomma, Colorado è un programma che punta sicuramente ad un pubblico molto giovane, che ancora a scuola si diverte a lanciarsi le palline fatte con la stagnola che fino alla ricreazione ha involto il loro panino. Il guaio è che in sala il pubblico è più che maggiorenne.

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